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Colui che accetta
l'ingiustizia diviene complice dell'ingiustizia!
Alcune
persone incontrandomi in questi giorni e riferendosi al mio articolo sui
nonni mi hanno detto: “certo che quando scrive non ha peli sulla lingua
ed è sempre molto diretta!”
E’ vero io sono così: non amo girare intorno ad un argomento prima di
dire ciò che penso, ma lo affronto subito e cerco sempre di essere
coerente con me stessa nell’esporre la mia verità anche se talvolta può
risultare scomoda.
Mia mamma mi ha insegnato, fin da piccola, ad essere sempre molto
schietta e a difendere con ogni forza la verità per non essere complice
di bugie e di eventuali ingiustizie.
Aveva fatto incidere su una mattonella di ceramica una frase di Paolo VI
che diceva.
“Colui che accetta l’ingiustizia, diviene complice dell’ingiustizia”
e per far sì che noi tutti non ce la
dimenticassimo l’aveva appesa nell’anticamera di casa dove c’è ancora.
Crescere un bambino con tanti se e ma, con la paura di offenderlo nel
negare qualche sua richiesta e col vizio perenne di difenderlo anche
quando ha torto, non è educarlo bene, anzi il tutto non rientra neppur
lontanamente nella parola “educazione”.
Non è accettabile e pedagogicamente è pericolosissimo!
I genitori d’oggi rischiano di crescere il loro bambino nella bambagia,
nell’ovatta convinti che se anche loro devono fare sacrifici e vivere
una vita dura, i loro figli devono
avere una vita comoda.
Non è accettabile perché i genitori
troppo morbidi sono quelli che fanno le peggiori
ingiustizie
ai figli.
Anche
nella scuola si constata ogni nuovo anno che i genitori estremamente
permissivi e incapaci di dare regole o di dire qualche “NO” ai loro
bambini sono in un pauroso aumento ed ecco spiegato l’aumento pazzesco
di bambini collerici, aggressivi, capaci di fare del male gratuito
persino ai coetanei.
Anche
noi insegnanti se proviamo a dire ai genitori che alcuni atteggiamenti
del loro figlio vanno corretti prima che possano degenerare, che altri
comportamenti vanno stroncati sul nascere, che non si possono sorvolare
certe cattive abitudini… non siamo credute, siamo guardate come se
fossimo degli alieni e allora non lamentiamoci se anche a Zogno
incominciano a farsi strada episodi di bullismo perché i genitori non
riescono più a gestire i propri figli….
Se il ridente paese della Val Brembana fra pochi anni non sarà più
tanto tranquillo come ora.
Per
“educare” un figlio impariamo a mettere stop alle sue quotidiane
richieste: “mi comperi… voglio questo… se non mi comperi quello che
voglio non vado a scuola... ad un certo punto bisogno dire: ”BASTA!
“Accontentare un bambino in ogni suo capriccio non significa educarlo e
neppure volergli bene.
I NO
ci vogliono per quattro motivi precisi:
- perché
danno sicurezza:
avvertono che ci sono dei limiti, dei paletti, delle sponde, quindi
tolgono il figlio dall’ansia e dall’insicurezza che derivano dal non
sapere cosa fare.
-
i NO
irrobustiscono l’io
perché preparano il bambino alle
inevitabili delusioni della vita… un brutto voto a scuola, il tradimento
di un amico… senza i NO, alla prima difficoltà, il ragazzo rischia il
naufragio.
- i NO
avvertono che vi è
un’autorità. Il rapporto
educativo deve essere asimmetrico: i genitori devono porsi su un gradino
più alto del figlio, a lui non serve un amico, un camerata, ma un padre,
una persona autorevole.
- I NO
rendono più
simpatico il figlio.
Un
figlio che non si è mai sentito negare nulla cresce selvaggio, incivile,
rompiscatole, piantagrane, non pensa che a sé, ai suoi interessi.
Dobbiamo rivalutare la preziosa sillaba NO.
Qualcuno potrà anche sorridere ed altri non crederanno a tutto questo,
ma io mi sento felice perché non avrò mai da rimproverarmi di non
averglielo detto: i no fanno parte della parola sacrificio e il bambino
va educato al sacrificio se si vuole sperare di fare di lui un vero uomo
del domani e quando sarà più grande ricordiamogli che solo sul
vocabolario la parola “successo” viene prima di “sudore”.
Suor Nives
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