“Il mio Thomas fa ancora la pipì nel pannolone” “La mia Rebecca non mangia le carote” “la mia Carlotta non vuole mai dormire” “ voglio che mio figlio (o mia figlia) sappia leggere ancor prima di andare alla scuola primaria”…

Provate ad immaginare quale fra queste affermazioni dei genitori è la meno popolare fra le insegnanti-educatrici della scuola dell’infanzia: Bravi, avete indovinato!

Sì perché fare la pipì, non mangiare le carote, fare o no il pisolino rientra nelle normali esigenze materiali a cui la scuola dell’infanzia sa rispondere, direi automaticamente. Confrontarsi con altri bisogni fondamentali dei piccoli, come quello di diventare sempre più autonomi, imparare a vivere e collaborare con i compagni e con gli adulti, a ben socializzare con tutti, a sviluppare fantasia, spirito di osservazione, capacità rielaborative e creatività è compito ben più complesso, ma sempre assai meno richiesto da quelli che dovrebbero essere i primi educatori:i genitori!!!!

La scuola dell’infanzia ne è consapevole e si attiva per stimolare proprio lo sviluppo globale della personalità di Thomas, Rebecca e Carlotta, nel rispetto dei tempi di ciascuno di loro. Volere che il proprio figlio diventi un individuo che brucia le tappe, magari addirittura un genio precoce, non risponde ai bisogni del bambino, ma dell’adulto. E’ un atteggiamento comprensibile dato che in ogni genitore è naturalmente presente quel tanto di narcisismo che  gli fa desiderare che il proprio figlio sia migliore degli altri.

E’ inoltre quel tanto di frustrazione personale che lo porta ad auspicare che il piccolo raggiunga un giorno quelle mete che lui stesso non è riuscito a conquistare.

L’equivoco  che porta a confondere i bisogni dei genitori con quelli reali del bambino si accompagna alla convinzione, a mio avviso errata, che far apprendere precocemente al bambino conoscenze complesse, per le quali c’è tempo nelle scuole successive   organizzate per gradi, lo avvantaggerà enormemente nel futuro.

Nella fascia d’età della scuola dell’infanzia contano di più gli stimoli ad apprendere che fare indigestione di nozioni.

L’atleta che pratica il salto in alto non comincia da subito a saltare i 2 metri e 20, ma incomincia a saltare misure modeste e passa parecchio tempo in palestra per rinforzare i muscoli e rendere più potente la corsa che gli darà lo slancio necessario per saltare sempre più in alto. Il cantante lirico non si mette subito a cantare

“La Traviata”, ma si sorbisce prima anni di solfeggio e di vocalizzi. Anche i piccoli geni naturali con quozienti intellettivi più alti, non continuano a progredire all’infinito, ma dopo un certo numero di anni le loro prestazioni si livellano su standard normali. Se un bambino di quattro anni, ad esempio, ha un’età mentale di sei, quando avrà ventidue anni non sarà molto diverso da un individuo di venti. E questo la scuola dell’infanzia lo sa bene!

In Giappone, dove la corsa alla creazione del piccolo genio porta i genitori ad iscrivere il figlio ancor sotto i cinque anni a scuole difficilissime e assai selettive, il numero dei bambini che si suicidano entro i primi dieci anni di vita è il più grande del mondo. Il bambino non è un piccolo adulto da far crescere rapidamente, ma è u essere umano con esigenze particolari tipiche di quella fase di vita che sta attraversando. Prima fra tutte quella del gioco: attenzione quindi a cercare il vero bene del bambino e non la soddisfazione della propria vanità! Meglio fare del nostro bambino un adulto maturo, sicuro ed equilibrato piuttosto che un nevrotico di successo.

Mozart è stato un genio precoce, stimolato e spinto fin da piccolo da un padre ambizioso.
La sua vita privata è stata una frana: quando è morto non c’erano neppure i soldi per un funerale decente, sicché lo si è dovuto seppellire in una fossa comune.

Einstein, al contrario, era addirittura considerato un tonto a scuola e pare fosse addirittura considerato un disastro in matematica. Eppure tutta la fisica moderna si basa sulle sue intuizioni!!!

I talenti naturali, i geni straordinari sono veramente rari!!!!

L’intelligenza di ciascun individuo non si può aumentare, perché è un fatto genetico, ma se ne può, invece, sviluppare enormemente la qualità fornendo precocemente stimoli adeguati, appropriati, rispettando i tempi di evoluzione diversi da individuo ad individuo.

E anche questo la scuola dell’infanzia lo sa e….lo fa!!!!!

(Suor Nives)

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