Il grande filosofo Kierkegaard diceva: “il più forte sarà colui che metterà le mani giunte” e Giovanni Papini: ” L’uomo per innalzarsi deve inginocchiarsi”

Dunque buttiamo subito nel cestino della carta straccia l’idea che la preghiera sia noiosa, inutile, raccomandazione di sacrestia. I genitori che riescono ad affezionare il figlio alla preghiera, lo iscrivono alla scuola del vero successo, perché pregare è andare al cuore delle cose.

Pregare è avere risposte superiori alle domande

Pregare è mettersi in ginocchio per imparare a camminare e in una sola parola , la preghiera è sempre feconda.

L’educazione alla preghiera ha motivazioni così forti che sarebbe un vero reato pedagogico non farla conoscere al nostro bambino. Una volta ai catechisti si presentavano i bambini di sei anni che già conoscevano diverse preghiere proprio perché sentite in famiglia, insegnate dai genitori…adesso a mala pena conoscono l’Ave Maria e riuscire ad insegnare loro la Salve Regina è davvero un’impresa da 30 e lode. Qui tuttavia intendo la preghiera come dialogo con Dio e non certo una semplice preghiera memonica che tuttavia è validissima e necessaria. La preghiera ci ricorda che esiste il “GRAZIE”. Per chiedere grazie basta essere interessati, invece per dire “Grazie” occorre essere ducati.

Ebbene vi è tutta un’educazione nella preghiera, un’educazione che vuole appunto che si dica “Grazie” e in tal modo la preghiera aiuta il bambino a farsi gentile e riconoscente. Il grazie detto a Dio diventa il grazie detto alla mamma e al papà per il loro amore, per il loro lavoro. Se ben ricordate è stato proprio una di queste domeniche di ottobre in cui si leggeva dal Vangelo di Luca al cap 17,11-19 che in un villaggio vanno incontro a Gesù 10 di lebbrosi chiedendogli, a gran voce, di guarirli e dopo che furono guariti, uno solo tornò indietro a ringraziarlo. Perché uno solo se erano stati guariti tutti e dieci????

La preghiera dilata il cuore ed è questo il secondo dono pedagogico della preghiera: farci aprire le persiane. La preghiera ci spinge ad uscire dal nostro io per andare verso i fratelli, perché se l’incontro con Dio non diventa incontro con i fratelli è pura finzione. La preghiera aiuta il bambino a superare l’egocentrismo e aiuta l’adulto a vincere il cancro della personalità: il narcisismo, l’avvitamento su se stesso. Aiuto fondamentale perché l’isolamento è sempre impoverimento. UNO PER TUTTI!

Solamente nella misura in cui ci diamo, ci doniamo, realizziamo noi stessi.

La preghiera ci fa profondi ! Molti ci dicono:”Perché pregare, perché parlare a Dio se Lui conosce già tutto?” E’ vero Dio sa tutto di noi, ma siamo noi ad avere bisogno di “scoprirci” di “conoscerci meglio”

L’uomo che prega più che farsi conoscere da Dio fa conoscenza di se stesso e chi prega sul serio non può abitare nella periferia del proprio io, perché pregare è pensare al proprio stato di salute spirituale. La preghiera tiene sveglia la meraviglia. Pregare è fare “Oh!” è stupirci…è complimentarci con Dio. “ Tu sei il Dio che opera meraviglie…stupende sono le tue opere”. Ecco la preghiera è incanto, meraviglia e per questo tiene desto lo stupore.

Einstein diceva: “L’uomo che non è capace di provare meraviglia è come se fosse morto” Se questo è vero, oggi già tanti bambini vivono da morti. Niente li impressiona più. Tutto appare ovvio,scontato. Resti dunque la preghiera a farci esclamare” Tu mi rallegri con le tue meraviglie” (salmo 92).

Un giorno il grandissimo Goethe ha confidato: “Esisto per stupirmi” il che è come dire”Esisto per pregare” perché ad un certo punto la meraviglia si inginocchia! La preghiera tonifica . Ecco un altro grande dono della preghiera: essere una vera e propria medicina.

Gandhi, il grande artefice dell’indipendenza indiana, un giorno ha rivelato: “La preghiera mi ha salvata la vita. Senza di essa sarei pazzo da molto tempo”.

Ed anche il premio nobel per la medicina Carrel che ha detto: ” la preghiera è una delle medicine più potenti che possiamo produrre, è una forza reale, come la forza della gravità della terra.” Credere che Dio c’è e mi ama, mi da più forza e più serenità di tutte le psicanalisi del mondo. Oggi si può dire senza esagerare che se a ginnastica il figlio fa le ossa, se a musica si fa l’orecchio, se in classe, stando attento, si fa una cultura, a mani giunte costruisce se stesso.

Come si vede la posta in gioco è così alta che sarebbe davvero da incoscienti non tentare tutte le vie perché tra il figlio e la preghiera nasca un bel feeling inossidabile.

(Suor Nives)

 

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